sabato 25 settembre 2010

Cielo Grigio e altre storie.


Il cielo grigio per me non è mai stato un problema. Lo associo al sabato pomeriggio. Tu seduta per terra, un libro in mano o il computer impostato su Word, il maglione, il calore delle mattonelle, le piantine verdastre scosse da un leggero vento. La televisione che pigola, il profumo del caffè che proviene dalla cucina. Tuo fratello che si ostina ad ascoltare la musica peggiore, la porta chiusa, il cellulare che vomitava messaggi disonesti, connettersi per parlarti, per chiederti se un po' mi pensi. Il sabato pomeriggio in cui il cielo era sempre grigio perla lo associo al quinto superiore, agli anni dell'abbandono e del risveglio. Molti non capiscono che la vera crisi adolescenziale inizia quando tu pensi di averla superata, quando ormai ti credi maturo ed è tardi e hai da studiare o da tornare al lavoro.
Chi lo capisce in tempo entra in cura o scrive romanzi. Qualcuno beve per dimenticare. Se sei della fazione della mia amica F allora prendi a calci chiunque per non pensarci.
St cercando di ascoltare Battiato per farti un favore e per capire quanto mi ami realmente. Quando però scopro che Vasco Brondi sta per pubblicare un nuovo cd ( alla faccia delle ritrosie e dei non voglio correre, non sono una macchina sputa canzoni ogni due anni e mi prenderò tanto tempo per la nuova opera ), non posso non tornare indietro e sentirmi un po' malinconica. Certe sue canzoni mi si sono incollate addosso come riassunto malato di questi tre anni d'incendi. Venir bistrattati a destra e sinistra, vedere il proprio universo sfaldarsi. Aver voglia di gridare, la vita va avanti da sola, ha completamente smarrito il suo centro semmai ne avesse avuto uno. E tu senza redini che traballi cercando di restare in equilibrio, è tutto precario, è tutto maledettamente uno scherzo, vaffanculo ho sempre detestato i cambiamenti.
Oggi è una giornata in cui sicuramente verserò qualche lacrima, però preferisco non pensarci e godermi questo cielo grigio, che a Lesina è pur sempre un evento.

domenica 19 settembre 2010

Mucche.

Ho una pagina su facebook. Se vi può interessare, si chiama Le Muse Inquietanti. Non parla di certo del quadro. Sono note, mi diverto parecchio a scriverci, niente di impegnativo o ambizioso, almeno non mi faccio più i fatti degli altri come tutti fanno là sopra u.u

A parte questo, eggià, andrò a vivere in Abruzzo e frequenterò lì. Mi spiace tanto di abbandonare Milano, ma è necessario. Meno spese, e sarò vicina a casa per ogni evenienza. D'altro canto mi piaceva l'idea di essere in una città piena di occasioni e manifestazioni, anche se nessuno mi ci accompagnava ed era triste viverle da sola. Mi piaceva la possibilità di andare a Bologna facilmente, quello credo che lo farò comunque, qualche volta.

Ora devo solo impegnarmi e fare sul serio con lo studio. Voglio fare l'oncologa. Ne sono così certa. Ma è tanto difficile, ci sono pochissimi posti. Prima di tutto devo laurearmi xD. Paride poi cerca di farmi desistere. Oncologia è una specializzazione triste, dice. Forse sono una persona triste allora, ma io provo una grande empatia per chi porta questo peso, vorrei sul serio impegnarmi e aiutare.
E' anche vero che due anni fa volevo fare neurologia. Alla fine mi ritroverò a fare il medico di base, due palle.
Vedremo.
Nel frattempo devo solo imparare a essere felice.
Sembra facile.

sabato 28 agosto 2010

MiOdio.

Capiamoci. Perchè quando un ragazzo è adolescente ha il sacrosanto diritto di rompere le palle per ogni minima idiozia e poi a vent'anni tutti dovrebbero diventare equilibrati e dimenticare il proprio passato ? O meglio, trovo fantastico accettare e superare le proprie inquietudini e risolverle in vista di obiettivi superiori, riuscire a sminuire le ossessioni stagionali ora che si hanno le lenti azzure di Kant. Ma la cosa mi disturba e mi provoca il riso. Perchè a vent'anni iniziano i veri guai. Gli alternativi, i depravati, i depressi, i tragici, tutti a vent'anni smettono le loro vesti per indossarne di pulite, addio odore di sudore e stronzate simili. Sotto, dove dovresti trovar cicatrici male rimarginate, c'è solo il pallore movimentato della pelle che perde l'abbronzatura, o, come nel mio caso, la pelle che non si è abbronzata mai. Mentre cerco di spiegare che mi sembra stupido rinnegarsi o perdere del tutto il contatto con il passato e per nulla terapeutico come si vuol far credere sotto casa qualche idiota sta giocando alla guerra, paranoica come sono penso che un proiettile entrerà dalla mia finestra come in casa di quel metallaro quarantenne che mi ricorda tanto un vecchio amico serpente, anche se sono quasi certa che fossero fuochi d'artificio. Ebbene mi deconcentravano, dovevo rendervi partecipi. Il senso del post, semmai ce ne fosse uno, è che mi sento più adolescente ora che prima. Più nichilista e tragica adesso che mai. Prima era fantastico parlare di vene che scoppiavano di sangue che sgorgava da ogni orifizio consentito solo per render gloriosa un'emozione altrimenti labile. Adesso che mi vedono tutti con il morale a zero mi dicono che l'amore mi fa male e che sono bianca e che dovrei farmi delle lampade, amano sdrammatizzare, non si rendono conto di quanto stia soffrendo. Non so dire cosa sia, so che è un cocktail di problemi. C'è chi mi invita a parlarne, chi mi accusa e si ritrova in risposta scenate assurde. E' catartico ripetere tre volte NON MI VEDI COME STO urlando mentre una macchina sfreccia quasi senza controllo, travolta dalla tua rabbia, come tutto il resto. Ma è pur sempre qualcosa su cui riflettere. A vent'anni è tutto ancora intero, ma qual è il prezzo di avere tutta la vita davanti al giorno d'oggi ? Pormi delle domande fa molto sex n the city, solo che non c'è nè sesso nè la città in questa discussione.
So soltanto che semmai qualcuno dovesse impersonare il dubbio o l'inquietudine, sarei la candidata perfetta. A venti come a centodieci anni. Forse resterò adolescente per sempre. Nel fisico non lo sono mai stata particolarmente. Anche io però ho avuto un periodo d'oro, ero tanto bella allora e nemmeno lo sapevo. Comunque ora sono stanca di scrivere cosa penso, temo non siano problemi vostri e nemmeno li vogliate leggere simili pensieri idioti senza nessun senso. Dov'è la metrica mi direbbe F ora che scrive canzoni a orecchio ma miracolosamente in metrica. Dov'è la birra chiederebbe D che oggi mi aiutava a far stupide crepes più simili ad aborti di crepes che altro. Dov'è il tuo cuore direbbe De Andrè, e a lui non saprei che rispondergli. Quando penso di aver risolto un problema mi rendo conto di averne uno peggiore che mi punta una pistola alla nuca. Io non ho una vita sociale, ho un vaso di Pandora peino di demoni da eliminare. Parlando di demoni oggi sbattono troppe porte. L'inquietudine dei romanzi gotici prima o poi riappare bluastra sulla pelle. Buonanotte buonanotte fiorellino. Chè domani è già arrivato e io sono in ritardo con lo studio.

lunedì 23 agosto 2010

FANCULO

Lo senti questo crack ? Beh, io sì. Da tanto tempo. Sta andando tutto a rotoli. Il palazzo di vetro si sta infrangendo, schegge dappertutto ti feriscono le mani, abrasioni sulla pelle e lacrime rosse. Hai presente quando una stella collassa ? implode, si digerisce, sono come i succhi gastrici ma a una temperatura superiore all’immaginabile. E la stella scaglia al di fuori gli strati superficiali, si fa più pesante, inizia cicli di espansione e diminuzione, non riesce a stare ferma. Crepe ovunque. Il silenzio che diventa una camera a gas. Non hai modo di fuggire, sei intrappolata, senti il tuo spirito liquefarsi e poi evaporare. E cosa diventi? L’eco di un passato sempre in bilico. Atrabile. Carne che sfrigola emanando un odore agrodolce. Hai presente cosa significa non volersi svegliare, preferire l’oblio, la paura peggiore diviene il porto in cui celarsi dai cattivi pensieri. Lo senti questo crack? Forse pensi sia all’esterno, invece è dentro di me. Sono io che sto morendo. Di dolore, di ansia, di disperazione, di paura. Divorata dalle incertezze. L’impasse e le tue pretese. Sono così da mesi, ma fingevo fosse niente. Non riesco nemmeno a scrivere senza piangere. Ma so di stare impazzendo. Non voglio andare in cura. Non voglio spegnermi. Non voglio essere incatenata. Devo essere come la fenice e rigenerarmi, anche a costo di soffrire ma devo farcela. Perché queste carceri sono come diecimila volte morire. Morire trafitta dagli spilli. Il tuo sangue sulla neve. I piedi rosa salmone. Lo senti attorcigliarsi attorno a te, il giorno della fine. Lo senti e chiedi quasi che ti piombi addosso, l’ansia fa più male. Non so come finirà nel frattempo non posso fingere che nel mio stomaco non stia accadendo niente. È come avere un trapano, si riversa tutto, auto digestione delle emozioni, sono un automa che cammina senza sorridere, te ne sei accorto che non rido da tanto tempo? Sono un fantoccio vuoto che vive tremando, nutrendosi di ossessioni, ma chi vuole vedere queste cose. Troppo presi a criticare e puntare il dito. Non hai fatto questo. Eccoti la mia ripicca. Trova una soluzione. Vaffanculo.
IO MI SONO ROTTA IL CAZZO.
Non posso stare così per nessuno di voi. E se significa chiudere, allora tabula rasa e si riparte da soli. Con le gambe spezzate, con le lacrime agli occhi, fiotti di lacrime di sicuro, ma io non posso vivere in balia di questo temporale.
Devo tornare a splendere. A essere la Maria di sempre. Sempre un po’ triste, ma di una tristezza naturale che svanisce alla prima battuta. Quella Maria voglio essere. Non la pazza furiosa che sono adesso. Non so che dire. Non so che fare. voglio solo finire.

lunedì 12 luglio 2010

It's me Cathy.





Le ore non trascorrono. Mastico gomme senza zucchero. Le canzoni che passano mi distraggono giusto un attimo. Proprio tra le viscere, proprio nelle viscere. La dinamica di un’implosione controllata. Vescicole sferiche dappertutto ripiene del tuo sporco. Come quando ci sfibravamo le vene disegnandoci sopra tratteggi improbabili. I carteggi a senso unico. Ti ho amato così tanto che adesso sono un caso patologico. Assorbivo i discorsi. Mi lampeggiavano gli occhi. Semafori policentrici i tuoi cambi d’umore. Le espressioni improbabili, gli impegni inderogabili, le notti trascorse a farti da ombra, a proteggerti da tutti, da te stesso, perché di questo si trattava. Poi crepare diecimila volte in un infinito di ortensie. Qui a Milano crescono così bene, bisbigli e ti porti un ciuffo di capelli indietro, e sali sull’autobus e mi dici che a Natale potresti venire trovarmi se io restassi. Dormiresti in veranda, con i vecchi giornali e i lavori di patchwork mai conclusi. Guardavo quelle immagini, quegli occhi. Le tue menzogne confutate dai cristalli liquidi. Lei dopotutto non è una cosa da niente. Lei ha qualcosa di particolare che mio malgrado ho anche io. Purtroppo ti piace. Questo mi induce a pensare alle ragioni delle piogge. Se le stelle fossero fisse. E noi ruotassimo come i cavalli delle giostre. Conoscendo le regole. Le leggi della fisica ormai inchiodate alle pagine dei manuali. Mentre tutto è fermo. E tace. E ti accendi una sigaretta e stabilisci che non mi scriverai mai più. Mentre ferisco all’inverosimile chi non vuole lasciarmi andare. Risuonano e sono trombe della morte le tue parole afone.Ho sempre pensato che il vero protagonista di Cime Tempestose non fosse Heathcliff, ma Edgar.

Luglio bastardo.




I biglietti ripiegati nelle tasche. Le tasche ripiegate sulle ginocchia. A fumare e tossire perché è vietato abbaiare. Mi ricordavi una canzone d’estate, la settimana enigmistica, una rivista scandalistica piena di persone abbronzate che ti danno la sensazione di bruciare. Puoi quasi sentire l’odore di salsedine, boccheggi per la calura, il ventilatore ripete ritmicamente che non sarà lui a salvarti da te stesso. Mi sveglio con la cattiva idea di cercarti, di prenderti a schiaffi, di dormire nel tuo letto, o negli scompartimenti dei peggiori treni che comunque vada ci allontanano. Poi si fa tardi e le granite alla fragola non fanno la felicità, però aiutano, molto più dei tuoi finti sorrisi, degli abiti appesi, dell’organza e del tulle che ci stavano soffocando. Ti bisbiglio al telefono che c’è aria di crisi, a furia di piangere sforneremo l’oceano Atlantico, e non c’è modo di insegnarti a parlar francese, il rossetto rosso dopotutto si disfa sempre e tu vesti del colore del mare e ti ostini a non voler essere ricoperto di flash acrobatici e aritmici, la sincope della tecnologia da bere. Quando ci saranno meno pagine da studiare, meno evidenziatori da sprecare, quando non avrò le dita cadenti per l’effetto del ticchettio ritmico sui tasti e sui fogli, allora probabilmente andremo a raccogliere papaveri. Era vagamente romantico lasciare insulti scritti sui biglietti, nasconderli tra l’analisi di linkage e le malattie complesse, non avere nemmeno il coraggio di confessarsi, di togliersi il peso, di levarsi la maglia, di dire ti amo, di prendere a schiaffi il cielo. Avere vent’anni può causare effetti collaterali, vedi foglietto illustrativo, capitolo 13, paragrafo 4.

giovedì 1 luglio 2010

o.o

Don't be down.
Don't be down.
Eppure si avvicina il momento di decidere.
Non riesco a capire cosa voglio sul serio.
Al momento so solo che, nonostante io sia una deficiente patentata che ha smarrito la capacità di apprendere velocemente, come se il mio cervello ormai fosse saturo e non ci fosse più posto, pena l'esplosione e il completo Alzheimer, nonostante non sia degna ho capito che sto facendo la cosa giusta, intendo, sto studiando quello che fa per me. D'accordo, l'amore per i libri e la scrittura mi accompagneranno sempre, e magari ci farò un pensierino semmai si presentasse un'ottima idea da realizzare, ma fino ad allora non provo pena per non aver seguito il ramo umanistico. Io voglio tenere un cuore umano in mano, ok, magari mi basterebbe meno, ma mi sta prendendo parecchio pure l'idea di chirurgia. Solo che sono incapace a volte di inserire delle chiavi nella serratura, figuriamoci armeggiare con strumenti sofisticati e con tutta quell'ansia data dalla consapevolezza di avere tra le mani una vita umana. Però come deve essere bello, come ci si deve sentire bene.
D'accordo, basta così.
Devo solo capire come e dove proseguire la mia carriera accademica.
Presto.