Ho tentato fino all'ultimo di non presentarmi all'esame.
La notte passata insonne a ripetere le arterie. E il cranio. E il sistema di conduzione del cuore. E il canale inguinale, ebbene sì, abbiamo un canale inguinale.
Anche dopo aver alzato la mano all'appello pre-esame, ero decisa a scappare.
Quando è entrato il professore io ho cominciato a piangere, a implorare P e F che non facessero gli stronzi e mi lasciassero correre a piangere fuori. Poi il mio cognome ha rimbombato nella stanza, mi ha chiamato il professore, io mi sono alzata sperando di non piangere.
In venti minuti, titubante per l'ansia e l'angoscia, ho risposto praticamente a tutto, devo ammettere di aver avuto culo perchè la vascolarizzazione non mi è stata chiesta, io detesto le arterie e soprattutto non conoscevo tutte le anastomosi. Ma è solo anatomia 1, avrò di tempo per impararle. Alla fine ho passato tutta la giornata di ieri guardando il libretto chiedendomi se fosse vero, l'esame che mi bloccava psicologicamente da mesi ecco che era già nel passato. Assurdo.
Ed è stata la prima botta di culo dell'università, in quanto a domande, le sapevo tutte in modo perfetto :D
Insomma, rimpiango quasi che fosse solo una idoneità perchè a detta di P sarebbe stato un voto alto quello che avrei preso, lui esagera forse con il 30, ma anche io penso di essere andata bene :D
Ora potrò continuare con altre materie, finalmente, e l'anatomia totale sarà qualcosa che spero di riservare per dicembre 2011 o al massimo gennaio.
martedì 19 aprile 2011
venerdì 15 aprile 2011
Love will tear us apart.
Sono completamente fuori di me. Per motivi accademici.
Per il resto ieri avrei voluto restare, dopo tanto aver desiderato la partenza.
Avrei desiderato chiudere le finestre, e le porte e parlarti per tutta la notte, picchiarti se ne avessi ancora avuto voglia. E dopo scappo in stazione e mi siedo accaldata al finestrino e mi chiedi in quale carrozza sono seduta, e io mi affaccio e mi chiedo cosa tu faccia qui se ci siamo detti arrivederci solo da dieci minuti. E mi lanci un pacchetto incartato e mi mandi un bacio e poi sparisci di nuovo e io resto stordita e imbarazzata a fingere che la passeggera che condivide con me l'abitacolo non abbia visto, e non sia curiosa di scoprire cosa c'è impacchettato. Ma io già so cosa hai scelto, ti ho assillato per giorni e quindi ti sorrido e sento di aver bisogno di piangere, e di dirti che da quando ci sei non mi faccio quasi mai problemi su come sono, anche se dovrei proprio, e se me li faccio è perché sento che è giusto che tu abbia vergogna di come sono, sono un disastro insomma, ma forse sei anche sincero quando mi dici che è tutto nella mia testa, è plausibile che per qualche motivo assurdo sia tu quello a provare vergogna per come sei, e sinceramente vorrei mostrarti che non c'è nessuno che sia meglio di te, e di noi quando stiamo insieme, ma forse queste cose sono troppo adolescenziali e romantiche da dire, non sono da me, io so trovare il lato tragico e funebre di tutto, cerco di contenere la Charlotte che vive da qualche parte anche dentro me con dosi massicce di Miranda. A volte non riesco, anzi mi correggo, quasi sempre non riesco.
Comunque quando non ci sei sento un freddo che mi prende e mi addormenta gli arti e una stanchezza che si diffonde nel mio animo, è come se andassi in letargo, è una brutta sensazione. In questo periodo della mia vita ci sei solo tu e a te mi aggrappo con tutta me stessa, e ti chiedo di non lasciarmi andare, non ho lo straccio di un appiglio. Insomma, è qualcosa di spaventoso, anche di triste non avere più punti di riferimento, ma soprattutto è spaventoso e bellissimo dipendere da te.
Per il resto ieri avrei voluto restare, dopo tanto aver desiderato la partenza.
Avrei desiderato chiudere le finestre, e le porte e parlarti per tutta la notte, picchiarti se ne avessi ancora avuto voglia. E dopo scappo in stazione e mi siedo accaldata al finestrino e mi chiedi in quale carrozza sono seduta, e io mi affaccio e mi chiedo cosa tu faccia qui se ci siamo detti arrivederci solo da dieci minuti. E mi lanci un pacchetto incartato e mi mandi un bacio e poi sparisci di nuovo e io resto stordita e imbarazzata a fingere che la passeggera che condivide con me l'abitacolo non abbia visto, e non sia curiosa di scoprire cosa c'è impacchettato. Ma io già so cosa hai scelto, ti ho assillato per giorni e quindi ti sorrido e sento di aver bisogno di piangere, e di dirti che da quando ci sei non mi faccio quasi mai problemi su come sono, anche se dovrei proprio, e se me li faccio è perché sento che è giusto che tu abbia vergogna di come sono, sono un disastro insomma, ma forse sei anche sincero quando mi dici che è tutto nella mia testa, è plausibile che per qualche motivo assurdo sia tu quello a provare vergogna per come sei, e sinceramente vorrei mostrarti che non c'è nessuno che sia meglio di te, e di noi quando stiamo insieme, ma forse queste cose sono troppo adolescenziali e romantiche da dire, non sono da me, io so trovare il lato tragico e funebre di tutto, cerco di contenere la Charlotte che vive da qualche parte anche dentro me con dosi massicce di Miranda. A volte non riesco, anzi mi correggo, quasi sempre non riesco.
Comunque quando non ci sei sento un freddo che mi prende e mi addormenta gli arti e una stanchezza che si diffonde nel mio animo, è come se andassi in letargo, è una brutta sensazione. In questo periodo della mia vita ci sei solo tu e a te mi aggrappo con tutta me stessa, e ti chiedo di non lasciarmi andare, non ho lo straccio di un appiglio. Insomma, è qualcosa di spaventoso, anche di triste non avere più punti di riferimento, ma soprattutto è spaventoso e bellissimo dipendere da te.
giovedì 14 aprile 2011
Eppure un sorriso.
Michelle, ma belle.

La mia amica O. mi ha regalato un carrillon che suona Michelle, dei Beatles. Con la scatoletta laccata su cui sono disegnate sei Tour Eiffeil, di un beige che rasenta il color crema appena accennato, e le torri grigiastre. Alcune di queste torri non hanno un apice, sono tristi e monche perchè sul coperchio è stato applicato l'inutile denominazione Paris. Quando giri la manovella parte la canzone e tu puoi sentire la parte che fa " I love you I love you I love youu" , e ti viene voglia di cantare, ma non sai nemmeno bene le parole, soprattutto quando attaccano in francese, poi ci rinunci. Si muore sempre un po' ascoltando una canzone che ti strappa il cuore.
Comunque ci passo il tempo a far suonare quel ritornello, sto già rompendo l'ingranaggio, perché qualche molla deve essere saltata e le note fuoriescono poco nitide e sicure.
Almeno il carrillon continua a dirmi I love you riempiendo il vuoto d'affetto e autostima che sento ultimamente.
Anche se non ci riesce troppo bene.
domenica 10 aprile 2011
Arancia Meccanica
E' meglio un mondo malvagio che un mondo senza scelta dicono gli scrittori.
Forse sono l'unica a non simpatizzare troppo per il libero arbitrio.
Preferirei il determinismo alla contingenza. Almeno non ci sono se e ma, niente rimorsi, zero occasioni perdute. Niente illusioni.
Ma io chi sono per parlare di queste cose?
Nessuno, e forse nell'essere nessuno mi son contraddetta, perchè in un mondo contingente ho scelto di essere tale.
Bah.
Forse sono l'unica a non simpatizzare troppo per il libero arbitrio.
Preferirei il determinismo alla contingenza. Almeno non ci sono se e ma, niente rimorsi, zero occasioni perdute. Niente illusioni.
Ma io chi sono per parlare di queste cose?
Nessuno, e forse nell'essere nessuno mi son contraddetta, perchè in un mondo contingente ho scelto di essere tale.
Bah.
mercoledì 6 aprile 2011
Kill Bill // Lie to me.
Ormai l'unico sport che pratico a parte l'ingozzarmi oltre ogni misura è uccidere le zanzare. Insomma, tu la notte non riesci a dormire perchè ti ronzano nell'orecchio a mo' di sfida, tanto per ricordarti che ti stanno succhiando il sangue e stanno ingrassando a tue spese, e poi il giorno ti ritrovi a vedere un grande punto nero che si affatica a mezz'aria. E' una zanzara obesa come non le hai mai viste. Non riesce a muoversi bene, le piccole ali quasi non sostengono la sua mole, e si attarda a spostarsi mentre tu quatto quatto ti avvicini con ciabatte/quaderni/ammazzamosche per vendicarti dei pizzichi e del fastidio. E lei ecco che scappa, appena in tempo, e non demordi. Mira sbagliata, la perdi di vista, ti maledici, vorresti proprio farla fuori ma è così piccola pensi e invece la sua ingordigia sfrenata la tradisce: spicca sulla parete rosa tonda tonda com'è. Ed allora ti avvicini di nuovo, trattieni il respiro e : SPLAAAAAAAAAAAAT. Frullato di zanzara e sangue ovunque, un nuovo danno da ripagare al padrone di casa. Esaltata come non mai dalla riuscita vendetta insulti l'insetto morto, lo guardi come se contemplassi la Pietà di Michelangelo, subito dopo pensi che quel quaderno non potrai più portarlo in giro, poi ritorna l'esaltazione e pensi che quella parete macchiata, quel quaderno schifoso saranno un monito per tutte le altre stupide zanzare che oseranno sfiorarti.
A parte questo, ieri mi è capitato di non riuscire a far niente per via del troppo sonno. Sono uscita giusto per fare quattro passi e mi chiamano gridando come galline nei pressi della stazione: oh cazzo penso, eccole, le mie ex compagne di classe. Mi assalgono varie sensazioni: stupore, orrore al pensiero di come sei conciata mentre loro come al solito sono perfette, malinconia dei bei tempi andati, poi di nuovo schifo. Non sappiamo che dirci, sorridiamo per default, ci scambiamo due parole in croce. E poi loro cosa fanno? Mi squadrano. Sai quell'occhiatina per valutare se hai messo su chili/come sei vestita/se hai i capelli a posto. Ovviamente potevo leggere sul loro viso d'esser stata bocciata all'esame. E poi quell'altra battuta, quella più bastarda. "Eh, da Milano ti ritrovi qua!"
Ma cazzo, avrei voluto rispondere, che te ne frega di cosa scelgo? Di certo se ho cambiato città avrò avuto le mie ragioni. Economiche, personali, comunque razionali. Era per il bene di tutti e non me ne pento ( a parte il fatto che la lontananza mi impedisce di stare con Federico che io adoro e adorerò sempre, almeno spero ) . Non ho risposto, un po' perchè presa alla sprovvista, un po' per far terminare più in fretta possibile l'incontro, me ne sono andata via subito dopo e ci ho pensato a lungo. Tu guarda la falsità delle persone. Ma perchè mi hanno chiamato? Se avessero voluto mantenere i contatti avrebbero potuto cercarmi un anno e mezzo fa, dopo l'esame, o quando era appena iniziata l'università. Non l'hanno mai fatto perchè a loro non interessava nulla di me, e io che ho sempre pensato che la classe delle superiori fosse la migliore di sempre, amavo davvero i miei compagni e vedi come mi hanno ripagato alle prove d'esame.
Da allora sono diventata abbastanza diversa, diciamo più menefreghista e pronta al peggio. Ormai non mi aspetto niente dall'amicizia, soprattutto quando è temporanea. Che poi la riconferma di dover adottare la tecnica del menefreghismo l'ho avuta pure l'anno scorso con gli ex compagni del S. R., l'unico ancora a me vicino è Fede, fortuna che non tutti sono di passaggio, almeno spero.
A parte questo, ieri mi è capitato di non riuscire a far niente per via del troppo sonno. Sono uscita giusto per fare quattro passi e mi chiamano gridando come galline nei pressi della stazione: oh cazzo penso, eccole, le mie ex compagne di classe. Mi assalgono varie sensazioni: stupore, orrore al pensiero di come sei conciata mentre loro come al solito sono perfette, malinconia dei bei tempi andati, poi di nuovo schifo. Non sappiamo che dirci, sorridiamo per default, ci scambiamo due parole in croce. E poi loro cosa fanno? Mi squadrano. Sai quell'occhiatina per valutare se hai messo su chili/come sei vestita/se hai i capelli a posto. Ovviamente potevo leggere sul loro viso d'esser stata bocciata all'esame. E poi quell'altra battuta, quella più bastarda. "Eh, da Milano ti ritrovi qua!"
Ma cazzo, avrei voluto rispondere, che te ne frega di cosa scelgo? Di certo se ho cambiato città avrò avuto le mie ragioni. Economiche, personali, comunque razionali. Era per il bene di tutti e non me ne pento ( a parte il fatto che la lontananza mi impedisce di stare con Federico che io adoro e adorerò sempre, almeno spero ) . Non ho risposto, un po' perchè presa alla sprovvista, un po' per far terminare più in fretta possibile l'incontro, me ne sono andata via subito dopo e ci ho pensato a lungo. Tu guarda la falsità delle persone. Ma perchè mi hanno chiamato? Se avessero voluto mantenere i contatti avrebbero potuto cercarmi un anno e mezzo fa, dopo l'esame, o quando era appena iniziata l'università. Non l'hanno mai fatto perchè a loro non interessava nulla di me, e io che ho sempre pensato che la classe delle superiori fosse la migliore di sempre, amavo davvero i miei compagni e vedi come mi hanno ripagato alle prove d'esame.
Da allora sono diventata abbastanza diversa, diciamo più menefreghista e pronta al peggio. Ormai non mi aspetto niente dall'amicizia, soprattutto quando è temporanea. Che poi la riconferma di dover adottare la tecnica del menefreghismo l'ho avuta pure l'anno scorso con gli ex compagni del S. R., l'unico ancora a me vicino è Fede, fortuna che non tutti sono di passaggio, almeno spero.
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