lunedì 9 gennaio 2012

Amo così tanto la vita virtuale che quando esco resto collegato e se mi diverto è solo per dirlo ai miei amici e ai loro avatar.

Personalmente ritengo che sia alquanto bizzarro aggiornare ogni due secondi il proprio stato di facebook per narrare cosa accade nella serata che si sta in quel momento vivendo, in particolare se sei fuori con amici e esulti e ti sprisci [perdonate questo termine]sbandierando in un social network quante grosse risate ti stai facendo. Della serie: mi diverto così tanto che navigo un po' su facebook, che si sa, ormai è diventato un antidoto all'apparente impasse dei minuti. In conclusione, deve essere proprio un rave party con tanto di fuga in macchina ingranando la quinta e alcol e droga e sesso e rock n roll la tua serata per questo sei anche su facebook a dirci che non hai mai riso tanto. Siete patetici. O anche quelli che durante le ordinarie uscite pomeridiane si sparano trecentoquattordicimila foto con sorrisi di carta pesta espressioni collaudate e poi la sera alle otto e mezza al ritiro le postano in un album dal nome "la mia pazza vita" Mio dio. Ho trovato una nuova serie tv carinissima comunque, Suburgatory. La trama su Italia film e piratestreaming è orribile, ma guardate i primi due episodi e ditemi come non amare Tessa. Ultimo appunto. Il mio ragazzo ha preferito un viaggio in macchina in cui non ci rimetteva la benzina a me. Di questi tempi direi che è stato anche furbo. I hate him. Notte, da domani devo mettermi a studiare e a farmi venire l'ansia o non combinerò un bel niente. Perdonate la sintassi da canarino, è il meglio che possa fare a quest'ora. M//

venerdì 6 gennaio 2012

Non riesco a commentare i post sugli altri blog. Mi spiace, volevo dirvi che mi piacete un sacco ma non posso.

mercoledì 4 gennaio 2012

Per l'ennesima volta la qui presente M ha appurato la capacità di ferire [squarciare, far esplodere come una bomba atomica tutta la tua esistenza] delle parole. Quelle maledette piccole bastarde.

venerdì 30 dicembre 2011

Happy New Year

Sono due anni che ho il blog e ho scritto sempre meno, sempre peggio. Nel frattempo l'anno 2011 è terminato e lasciatemelo dire, meno male. Anche se c'è una parte di me che preferirebbe appigliarsi all'anno vecchio, per quanto orribile sia stato, perchè non può più ferirci nè giocare tiri mancini. Invece chissà cosa accadrà nel 2012. L'unico modo per scongiurare le mie paure è creare una lista di propositi. - sopravvivere - fare più esami possibili - dimagrire fino a sembrare una persona e non una palla di carne - smetterla di farmi male -leggere tantissimo -ritornare a scrivere - farmi crescere le palle -proteggere i miei cari -imparare il francese -smetterla di fare liste per qualsiasi cosa -tornare ad ascoltare musica -credere più in me e nella buona fede degli altri Spero che i miei timori sul 2012 non siano fondati, che tutti i miei cari stiano bene, che io diventi una persona migliore. E buon anno a tutti voi. Dal prossimo post tornerò in forma e smetterò di lagnarmi e di comportarmi da neonata, lo giuro. M. p.s. : notate come mi riduco a vermiciattolo spaventato quando ripeto millemila volte spero che tutti stiano bene. Sono quel genere di persona non superstiziosa razionalmente ma timorata di dio al punto da scorgere minacce soprannaturali in ogni maledetto avvenimento. Che poi Zeno Cosini mi fai un baffo, sono certa di aver scritto più propositi e liste e date io che tu in tutta la tua vita.

sabato 26 novembre 2011

Mi sento come al solito miserabile. Per molti è la bellezza, o la personalità, o l'amore a fare la differenza tra vivere e morire. Per me era imparare,eccellere in quello che molti definivano una perdita di tempo. Ora sono brutta, senza personalità, in una storia che storia non si può definire e per di più stupida, completamente stupida, con problemi d'ansia, attaccata al passato, incapace d'immaginare un futuro in cui poter sopravvivere. Ecco come mi sento. Per di più non esercitando la scrittura da ormai un anno immagino anche di aver perso anche questa capacità. Tombola.

sabato 22 ottobre 2011

"Che stronza, all'inizio tu stavi con me e mi parlavi di L, chi mi dice che ancora non provi qualcosa per lui" "Te lo assicuro io, non ci penso davvero più. A meno che tu non mi costringa a pensarci, non lo faccio" "Resti comunque una papera un po' cretina" "E' per questo che mi ami".

venerdì 21 ottobre 2011

I Passanti.

"Immagini chiare di qualche istante, sarete presto una folla distante, scavalcate da un ricordo più vicino" F. D'Andrè, Le Passanti. Oggi ho visto un uomo senza gambe scendere dal treno. Faceva leva sulle braccia, più lunghe delle sue cosce, era alto come la mia valigia. Quest'uomo doveva anche essere straniero, ed era accompagnato da un ragazzone grassoccio che lo guardava con quegli occhi che vedi solo nelle pubblicità dei bambini malati, o di quelli talmente poveri che riesci a vederne i polmoni tra le coste. Le porte del treno si sono quasi chiuse attorno al corpo del povero uomo senza gambe, all'improvviso, lui ha lasciato la ringhiera e ha tentato di opporsi, il suo corpo minuto e bagnato di pioggia schiacciato nel mezzo, il ragazzo ha gridato. Ho guardato la scena sentendomi uscire da me stessa, avevo un miscuglio di sensazioni addosso che non si dileguavano. Scesa sulla banchina ho camminato per inerzia, mio fratello a qualche passo dietro di me, le nostre valigie rosse che dribblavano i passanti, la stazione di T. sempre così gelida e sporca di pioggia. L'uomo senza gambe aveva la prossimità distale delle cosce coperte da ginocchiere gialle, un bastone impugnato nella mano destra, sembrava facesse sci di fondo, invece si divincolava nella folla senza chiedere pietà, senza ostentare la sua miseria. Il ragazzo aveva degli occhi di piombo che rivedo anche ora distintamente. Salita in macchina ho compreso che quella strana malinconia che mi aleggiava dentro era compassione. Sì, proprio compassione, o pietà, qualcosa del genere. Non credo di averla mai provata fino a tal punto, ero atterrita, ero desolata per le sue sofferenze, avrei voluto aiutarlo. L'uomo senza gambe aveva la faccia segnata, e pensare che sul treno i nostri sguardi si erano incrociati e non mi ero resa conto di niente, l'avevo guardato non come si guarda un malato, l'avevo guardato con l'ostilità che si riserva a tutti gli estranei, scrutandolo in un cagnesco preventivo, come avrei preferito continuare a osservarlo anche dopo averlo scoperto menomato. Invece non ne sono stata in grado, e non so se sia un bene o un male. Comunque, volevo raccontarlo, per non dimenticarlo. Strano come alcuni visi si imprimano nella memoria, pur non essendo legati a nulla di particolare. Un'altra volta ricordo di un vecchio uomo dagli occhi così profondi, uno stagno cromatico di verde e azzurro e grigio, anche lui doveva aver qualche problema, forse mentale, forse era solo incapace di parlare. Ricordo di avergli raccolto qualcosa mentre L'Eurostar sferragliava verso il futuro, e di aver studiato a lungo quella sua espressione desolata, non riesco a descriverla bene perché le vere emozioni non sono del mondo delle parole, comunque mi ha talmente colpito che lo ricordo a distanza di quasi due anni,era il 22 gennaio del 2010. Le mie assenza sul blog sono cominciate in grande stile da quando ho ricominciato a leggere, forse c'è un equilibrio nelle parole, se non te le somministrano altri provvedi tu stessa a ricercarle, in caso siano i libri a saziarti non si ha quasi la forza, o il bisogno di aggiungere altro. Intanto tutto crolla nel paese delle cose reali, ed io non mi oppongo. M.