sabato 18 agosto 2012
CANTFINDMYWAYHOME
Tutto questo dannarsi per poi sentirsi anormali e anche stalker.
Alla fine devo calmarmi e pensare che
1) Tu sei solo nella mia testa dato che non ti ho mai veramente conosciuto, quindi non sei altro che una personificazione di tutto ciò che ritengo/ritenevo artistico/amabile/commovente/divertente in un essere umano, ma purtroppo non conoscendoti che attraverso le parole non posso dire che tu sia stato te stesso, sei stato come un romanzo, un'opera di finzione messa su meticolosamente per apparire reale che può o non può entrarti nell'animo e metter radici e rubarti l'acqua e qualsiasi cosa si possa prendere.
2) In caso non dovesse passarmi dovrò farmi internare, non so se internano ancora in Italia, ma non posso stare di certo così o peggio diventare una stalker o prendermela quando quella cretina scrive delle sue gite tutte tettecazziepelipubici e diventare perfino gelosa e spaventarsi a morte e prendersela quando si teme che lei possa aver messo le mani proprio su di lui. Insomma farsi internare se continua ancora così
3) In caso il punto 1 e 2 fossero troppo difficili da realizzare accettare la massima che se son rose fioriranno. Se due persone si completano prima o poi saranno destinate a incontrarsi, anche solo per un attimo, fino ad allora è inutile pensarci.
Che poi sistematicamente MI RITORNI IN MENTE quando sono depressa, perché in effetti so bene che non eri niente di speciale, mi sei sembrato anche imbarazzante ed io mi sentii molto stupida nell'aver idealizzato qualcuno di così vuoto. Però quando mi sento così e penso a te devo ammettere che la tua stupidità mi sembra innocenza, e le tue parole arte, e ogni momento trascorso insieme un miracolo.
Comunque it's my period, sarà questo il vero motivo di tante seghe mentali sul passato/sull'allineamento dei pianeti/sui delfini che dormono solo per metà.
BYE.
giovedì 9 agosto 2012
Insipido.
Da quando vedo tutto come un mezzo per arricchirsi o dar mostra delle proprie presunte capacità non ci provo nemmeno a scrivere. Neppure per piacere personale.
Scrivere per se stessi è un esercizio stilistico vuoto, fatto principalmente per dimostrarsi di valere almeno la metà di quanto si crede.
Scrivere per gli altri serve a essere elogiati e se si ha fortuna a fare soldi.
Il problema è che questo dualismo lo ritrovo in ogni ambito della vita, quindi non mi sta venendo troppo bene nemmeno giostrarmi nell'esistenza.
Ultimamente lascio che tutto, perfino il dolore che provo alla testa e all'addome, si sviluppi e svanisca senza che io debba interessarmene attivamente.
Non so perché l'ho scritto. Probabilmente perché sto evitando di parlare con qualcuno di reale e preferisco farlo con uno schermo.
E questo è essere contraddittori, ma a mia discolpa non sto scrivendo né per ottenere riscontri né per far soldi (che comunque non farei), ma solo per non pensare ad altro.
Stavo anche pensando che morte non è necessariamente il contrario di vita.
Bisognerebbe dimostrarlo, ma finora nessuno ci è mai riuscito.
Se uscisse in un test d'ingresso questa domanda si potrebbe forse far ricorso.
domenica 15 luglio 2012
domenica 6 maggio 2012
domenica 29 aprile 2012
Un dolore non ben discriminato, diffuso a livello del cardia, untorio, duraturo, senso d'oppressione e di morte.
L'anamnesi recente del mio dolore.
Ho tentato di metterlo in verso, di scrivere saggi, di romanzarlo, di ridicolizzarmi, non ce l'ho fatta in alcun modo a dirlo, allora lo faccio così, seguendo le indicazioni di semeiotica, probabilmente errando dato che non ancora posso permettermi di studiarla.
Sono della scuola di pensiero di Tenco sullo scrivere solo quando si è depressi.
In realtà se mi attenessi a questo dovrei farlo molto di più, ma sono troppo pigra.
*stacco bizzarro da post esibizione squallida in un cabaret americano aperto al pubblico *
applausi.
sabato 3 marzo 2012
Sarò deficiente, ma mi sono di nuovo dimenticata come si può commentare. Così mi chiedevo: qualcuno di buona volontà mi lascerebbe un commento con le spiegazioni per impedire che ogni volta debba postare sciocche richieste d'aiuto? Questa è la terza volta, l'Alzheimer galoppa.
Con tutti i passaggi, almeno non sarò solo una pseudoubriacona vuota dentro che riempe il blog di minchiate, mi impegnerò con i commenti e con le opinioni, e magari anche con i miei post.
Grazie mille.
Nel frattempo, per chi mi segue da un po': è giunto il momento di vuotare il sacco: che opinione avete di me?
Purtroppo mi offendo, ma non porto rancore.
Con tutti i passaggi, almeno non sarò solo una pseudoubriacona vuota dentro che riempe il blog di minchiate, mi impegnerò con i commenti e con le opinioni, e magari anche con i miei post.
Grazie mille.
Nel frattempo, per chi mi segue da un po': è giunto il momento di vuotare il sacco: che opinione avete di me?
Purtroppo mi offendo, ma non porto rancore.
Questa è la fine.
Avevo i capelli ricci. La pioggia cadeva e non avevo freddo. Sapevo come sarebbe finita, come sempre. Non poteva sorgere il sole. Oltre il drappo il buio colava a piombo, i miei occhi lo sapevano. Mi mancavi e non faceva così male da tanto. Le parole incollate in un messaggio che non aveva più senso inoltrare, salvato in un documento word che non avrebbe mai visto la luce. Non poteva sorgere il sole, non per noi.
Mi parlavi dei campi incolti, dei gigli infanti, parlavi e dalle tue labbra pareva nascere un arcobaleno di suoni, quei suoni avevano un senso, la tua barba disegnava pensieri criptici, i capelli trovavano un senso in quel telaio di incongruenze, parlavi e tutto aveva una ragione. Intrinseco non era più solo un aggettivo, era un modo di esistere. Parlavi, e non provavo più timore.
Nei pantaloni slabbrati, nelle sigarette spente male, i colori si richiamavano e rincorrendosi si completavano. Dimmi che sarò felice, che non si può essere scontenti. Dimmi che non si vive per morire ma si muore per essere stati vivi. Chiedevo solo questo, non era difficile accontentarmi. Dimmi che affogando nei cocktail ci si ritrova bambini, che i pezzi di fegato si potranno rincollare, dimmi che la verità è nel decoupage, nel rimettere insieme i cocci, e ripetimi fino allo svenimento che è giusto sentirsi vittime e aver voglia di piangere. Cantamelo con quel tuo accento rauco e tienimi stretta, stringimi forte,voglio sentirmi mancare, voglio sentirmi morire. E poi offrimi da bere.
Parlavamo sbagliando tutte le vocali aperte, barattando i nostri silenzi imbarazzanti per degli euro, turisti per sempre per vedere i Caraibi, e non ti tuffare finché i tuoi miraggi non saranno ingombranti come i ricordi. Ripetimi che si è felici solo quando ci si perde, l’alienazione non è il mezzo ma lo scopo, bisbigliami all’orecchio che non basta bere, non basta piangere, bisogna diventare spettri di polvere per essere sinceri.
Il mondo non è mai stato così bianco.
M//.
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